Premio Oscar
È un periodo che muoiono come mosche. Oggi anche Oscar Avogadro, uno dei più grandi parolieri italiani. Era surreale, pungente, simpatico. E scriveva capolavori così.
Piange il telefonino
Tutto sommato io ho un buon carattere. Un po' strano e umorale, d'accordo, imprevedibile anche da me stesso, ma sono mite e paziente. Però ci sono poche cose che non dovete farmi. Una è svegliarmi la mattina: fatemi di tutto, iscrivetemi al Pdl di nascosto, invitate Corona a casa mia a cena, fregatemi il parcheggio dove stai per entrare io, ma non svegliatemi! Fortunatamente faccio un lavoro per cui posso prendermela abbondantemente comoda prima di entrare in ufficio, e ne approfitto per dormire fino a orari in cui la maggior parte della gente già lavora. Chi mi conosce lo sa e tendenzialmente evita di svegliarmi se non ha emergenze o cose comunque importanti da dirmi. I trasgressori vengono punti con una sequela di insulti e grugniti da antologia.
Ma stamattina ho adottato una tattica ancora più subdola contro l'amico Cristian. Che se l'è meritato perchè ha fatto pure apposta. Alle 8.52 sms. "Sveglia, lurido!". Repressa scarica di parolacce, che gli avrebbe solo dato soddisfazione, ho risposto: "Ho 39 di febbre, sto malissimo e mi ero da poco addormentato dopo una notte insonne. Grazie".
Poi mi sono girato e mi sono riaddormentato del sonno del giusto.
(rubrica sul filone nostalgia)
Bella sposina di 17 anni a Genova
vittima del crudele sadismo del suo consorte – Per alimentare il suo
diritto di proprietà sulla moglie incide con
un coltello le sue iniziali sulle carni nude
MARCHIATA
SULLE NATICHE
DAL MARITO FOLLE
DI GELOSIA
Dopo averlas fregiata ha tentato
disperatamente di possederla – Ma la
ragazza è riuscita a mettersi in salvo
correndo nuda e sanguinante dai parenti
(titolo di copertina di Cronaca Vera 95 del 1971)
Colesterolo inespanso
Non faccio una vita sanissima, tra sbattimenti, orari ballerini, cene a orari notturni, strapazzi assortiti. Aggiungiamoci che sono goloso, specie di salumi, vini, formaggi, e la panza ne risente. Tutto ciò malgrado (o a causa di) una madre che ha sempre puntato sui sensi di colpa e sul terrore di malattie, infarto, diabete, ictus, varie ed eventuali. "Chissà quanto ingrasserai con quella roba, è una bomba calorica, il colesterolo, fatti gli esami, curati, diventerai come tuo padre" (quindi avrò una moglie scassapalle).
Beh insomma, ero in farmacia a comprare una cosa, vedo il cartello che offre a prezzi promozionali le analisi del sangue. Le mie ultime erano del 2001 o giù di lì. Vabbeh dai, dito punto, sangue, lastrina, macchinetta che analizza. Trigliceridi: 120 (per chi non lo sapesse, è alta da 200 in su). Colesterolo: 160 (è alto da 220 in su). "No, guardi, dottore, dev'esserci un errore, possiamo rifarle". In effetti l'errore c'era: colesterolo 140.
A centinaia di chilometri di distanza mia madre deve aver sentito un fastidioso ronzio: era il mio pernacchio. Ho festeggiato la sera ingozzandomi in un ristorante di sarsizza, una untissima luganega sarda fritta nel grasso di maiale.
Ai confini della realtà
(fantascientifica rubrica revisionista del più bel telefilm di tutti i tempi)

Episodio 30. Una sosta a Willoughby (A stop at Willoughby)
Trasmesso il 6 maggio 1960. Inedito in Italia
In questi giorni negli open space e nei balconcini fumatori della mega-ditta non si parla altro che di una collega che pare abbia deciso di mollare la professione per andare a gestire il negozio della mamma, una pasticceria-sala da tè. La cosa sorprende perché la fanciulla sembrava una delle più arriviste in circolazione, col gomito sempre ad altezza naso (altrui), un modo di camminare burbanzoso e lo sguardo sempre di sottecchi, di commiserazione della cretinaggine di chi la circonda, specie di chi non giudica sufficientemente competitivo o del suo livello, tipo me. E senza peraltro essere particolarmente brava. Non so se a suo tempo l'abbia mollata a qualche capo, la cosa è anche possibile, ma non per troiaggine o per fare carriera, proprio per la sua smania di stare sul pezzo, sempre sulla corda. Anche da noi i capi cercano di tenerti in tensione, incentivano un po' di concorrenza interna, di lotta darwiniana. Che evidentemente sono riuscite a piegare anche una dura come la fanciulla, che peraltro continua nei suoi atteggiamenti spocchiosi e antipatici anche adesso che si sta che sta mollando la presa. Mai ammettere che stai perdendo, anche se stai perdendo.
La filosofia opposta a quella di Gart Williams, che si trova in una situazione simile, ma non si fa scrupolo di nasconderlo. Fa il pubblicitario in un'importante ditta di New York, ed è esasperato da un capo, l'orrendo grassone Misrell (praticamente "miserabile in inglese") che lo martella con un mantra che è il contrario della filosofia orientale: "Azione, azione, azione". All'ennesima volta Williams lo insulta e se ne va. Tornando a casa, in treno, si addormenta e si risveglia alla stazione di Willoughby, un delizioso paesino dove il tempo sembra fermo a qualche paese prima: biciclette ottocentesche, quelle con la ruota davanti enorme, coppiette vestite in stile liberty che vanno al parco a sentire l'orchestrina, bambini a piedi nudi che vanno a pescare… E il sole, mentre lui era partito con una tormenta di neve a novembre. "Un paese calmo tranquillo, qui è possibile rilassarsi e godersi una vita a misura d'uomo", gli dice un controllore con uno slogan che potrebbe copiare per qualche immobiliare che volesse costruire New York 2. Williams fa per scendere ma il treno riparte e lui si risveglia, tutto è come prima, nevoso e brutto.
Arriva a casa e la moglie Jane sa già tutto, anche che in realtà non ha perso il lavoro perché il capo ha paura che passi alla concorrenza. lei lo affronta e lo insulta, è un fallito, lei voleva un uomo ambizioso, invece ha "un marito col cuore che trasuda sensibilità che lui sventola come bandiera ogni volta che decide che la competizione è un po' troppo dura per lui". In realtà lui vorrebbe "un lavoro qualsiasi in cui sentirmi me stesso, in cui ogni mattina alle 9 in punto non debba salire su un palcoscenico per dire le solite battute, per recitare la parte di dirigente e di giovanotto di buone speranze, perché io non sono così. Tu volevi che io fossi così, ma quello non sono io. Io non sono più giovane e poi non sono competivitivo, anzi piuttosto insignificante e non amante della carriera. Ma con una moglie ambiziosa". Siamo nei dintorni di Tennessee Williams o dell'Arthur Miller di Morte di un commesso viaggiatore, la critica del sogno americano dell'azione azione azione, produrre produrre produrre. Solo che è un telefilm su uno dei grandi network americani nell'anno 1960, apice del boom economico mondiale e statunitense a fare discorsi che pochi anni prima il senatore McCarthy avrebbe definito "comunisti e disfattisti, antiamericani", e questa è la grandezza di questo telefilm. Si intuisce chi deve aver votato tempo addietro Jane, che se ne va disgustata dal "tipo d'uomo al quale basta per essere felice un pomeriggio estivo e il carretto dei gelati trainato da un cavallo. Sono io che ho sbagliato, è mio l'errore, un mio spiacevole tragico errore: sposare un uomo la cui massima ambizione è quella di essere un tranquillo pescatore".
Il giorno dopo tornando a casa sul treno il controllore gli dice di aver controllato, Willoughby non esiste. ma appena Williams si addormenta, rieccola, e riecco il sole, l'America dell'Ottocento civilizzata e tutto il resto… Gart fa per scendere, ma il trno riparte ancora. E lui si risveglia di nuovo. E di nuovo il lavoro, il capo grassone che gli urla azione azione azione come un regista impazzito, due telefoni che squillano contemporaneamente, una tv che pignoleggia su una telepromozione, una segretaria petulante… Williams non ne può più, va in bagno e rompe un vetro con un pugno. Cerca comprensione telefonando alla moglie, che però gli butta il telefono in faccia. Rieccolo sul treno, diretto verso casa, probabilmente ormai vuota. E rieccolo addormentarsi, e rieccolo a Willoughby, col sole e tutto il resto. Stavolta molla sul treno la cartelletta di lavoro e riesce a scendere, e a parlare con due bambini che sembrano Tom Sawyer e Huckleberry Finn che lo invitano a pescare, e con un uomo che gli dà il benvenuto felice. Il controllore controlla l'ora su una pendola che poi con uno stacco di telecamera di quelli che a Rod Serling piacciono tanto diventa una lanterna di un controllore delle ferrovie, che ha appena trovato, immerso nella neve, il cadavere di Williams: "Si è buttato giù dal treno, ha gridato qualcosa di Willoughby, è corso fuori sulla piattaforma e non l'ho più visto. Le pompe funebri sono già arrivate". Pompe funebri che – leggiamo su uno sportello, si chiamano Willoughby & Son.
Il ministro con l'amante sotto il letto
Per molti è difficile non farsi cornificare da una moglie sola, se poi ne hai 14 è dura. Mswati III, re dello Swaziland, stato sud-africano, ha rimosso il suo ministro della Giustizia, Ndumiso Mamba, colpevole di avere una love story con la sua dodicesima regina. Vedete Mamba in questa foto, stanato dalle guardie di sicurezza reali sotto il materasso di Nothando Dube, 22 anni, che pur di vederlo si travestiva da soldato per scappare dal palazzo reale. La polizia di Mbabane, capitale dello Swaziland, ha trovato il ministro in una stanza di un albergo di proprietà della famiglia reale, sotto il letto di Nothando, e l'ha sbattuto in carcere. La regina è stata invece condannata ai domiciliari a vita in reggia, sorvegliata dalla mamma del re.
Mswati III ha 14 mogli e almeno 23 figli e quando vuole una nuova moglie indice un ballo di Stato dove fa sfilare le pretendenti. Un autocrate più democratico e trasparente di chi fa un programma di casting sulle sue emittenti.