La vie en merde

È lunedì: affrontiamo una nuova settimana con un po' di amarezze della vita e figuracce assortite dal sito  www.viedemerde.fr

- Mi arriva un sms sconcio da mio padre. Subito mi telefona e si scusa. "In realtà è per tua madre, ma ho sbagliato numero. Potresti girarglielo tu? Non ho voglia di riscriverlo".
- Non so da cosa vestirmi a Carnevale. Idea di mio fratello: "Chiedi a mamma di spremerti tutti i foruncoli e i punti neri che hai in faccia, così sei una maschera di sangue"
- Mando un sms zozzo alla mia ragazza. Non appena il dito si posa sul comando "invia" dell'iPhone, mi rendo conto di aver fatto il numero di mia madre. Il segreto in questi casi è non levare il dito e così il messaggio non parte. L'ho tenuto per un'ora, finché non si è scaricata la batteria.
- Esco dal dentista e mordo con forza un pezzo di spugna in attesa che mi ritorni la sensibilità. Quando finisce l'effetto dell'anestesia mi rendo conto che era la mia lingua.
- Sento uno strano rumore in stanza. Pensando che sia il condizionatore che non va bene, chiamo mio padre. Cerca per 10 minuti il guasto prima di capire che era il mio vibratore che non avevo spento bene.
- La mia ragazza alla fine ha accettato di fare sesso anale. Però a una condizione. devo chiedere il permesso a suo padre.
- Faccio l'animatore per bambini e facciamo una scena coi pirati. Sono mascherato, ma qualche bambino grida che non sono un pirata vero. Una salta su a difendermi: "Ma sì che è un pirata per davvero, ha i denti gialli".
- Devo fare un esame medico e devo bere due litri d'acqua due ore prima, senza svuotare la vescica. La mia compagna si sta divertendo da un'ora e 24 a fare psss psss e ad aprire i rubinetti di casa. Non so se reggo altri 36 minuti.
- Mia madre ha divorziato da papà. Dopo vent'anni di vita comune, si è resa conto che aveva sempre fatto la scelta sbagliata. Ci ha riflettuto e le piace la figa. Quella della mia ex, più precisamente.
- Oggi è un anno e mezzo che sono single. Niente in vista. A parte la vecchia che abita nel mio condominio e che mi fa proposte oscene ogni giorno in ascensore.
- Oggi ho preso le misure: il mio posto auto al lavoro è più grande di casa mia.
- Sto tenendo una conferenza di lavoro e sento un cane che abbaia continuamente. Mi interrompo e dico secco all'uditorio che gli animali non pssono entrare qui. Era il mio campo con l'asma.
- In stazione mi ferma la tv per un'intervista su temi di attualità. Bello tronfio, mi metto in posa e parlo un sacco. Al punto che perdo il treno, l'ultimo della serata. E la mia intervista è stata esclusa dal servizio.

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Stile e stilisti

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Questo è il famoso John Galliano, capo stilista della maison Dior, che è appena stato sospeso dal proprio incarico dopo essere stato denunciato per insulti razzisti in un bar di Parigi, ubriaco marcio.
Ora, sinceramente: è più grave che uno fatto come una pigna urli frasi antisemite, razziste e volgari in un bar o che da sobrio si vesta nel modo che vedete per girare il mondo e dettare consigli di look ed eleganza alle donne?

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Ai confini della realtà
(fantascientifica rubrica revisionista del più bel telefilm di tutti i tempi)

2troubleEpisodio 45. Problemi con Templeton (The trouble with Templeton)
Trasmesso il 9 dicembre 1960. Inedito in Italia

I tempi andati hanno di buono che sono andati, che li possiamo ricordare come li volevamo, dimenticandoci le cose brutte, mentre quelle brutte di adesso non possiamo evitarle, possiamo solo sperare che passino per dimenticarle a loro volta e così via. Booth Templeton è un grande attore teatrale di mezz'età, ma lui vede il bicchiere mezzo pieno, nel senso che si sente del tutto vecchio. Osserva la giovane moglie sposata chissà perché che fa la civetta con un maschietto ai bordi della sua piscina, sospira, guarda la foto della prima moglie, che ha amato intensamente prima che morisse prematuramente, e se ne va a teatro dove deve iniziare le prove del suo nuovo spettacolo.
Quando arriva scopre che il regista è stato sostuitito. Ora ce n'è uno giovane, rampante, cattivissimo. Che più tardi il regista lo avrebbe fatto davvero, e con ottimi risultati: è Sidney Pollack. Che litiga subito con templeton, senza riconoscerne l'autorità, il successo, il carisma. Templeton allora se ne va sdegnato. Esce e trova pieno di gente che lo applaude commossa per il suo ultimo spettacolo, che è il grande successo del 1927. Chissà come, ma in fondo importa pochissimo a uno spettatore di Ai confini della realtà, è stato trasportato indietro nel tempo. Mentre cerca di capacitarsi arriva un tizio che gli dice che sua moglie lo sta aspettando in un locale lì vicino. Lui corre da lei incredulo, bussa e si apre uno spioncino. Il locale è uno speak-easy, uno di quelli che all'epoca del Proibizionismo negli Usa siomministrava alcol clandestinamente. Gli apre Bernie, un suo amico, evidentemente anche lui morto nel frattempo visto che Templeton lo guarda stupito. ma resta a bocca aperta quando vede Laura, la sua prima moglie. Bellissima, vivissima, desiderosa di divertirsi con cibo, alcol e musica: c'è anche un'orchestrina che suona a tutto spiano boogie-woogie. Lui cerca di spiegarle l'enormità di quello che è successo, quanto la ama, quanto le è mancata. Lei lo ascolta a malapena, si sventola con dei fogli, sbuffa, fa l'ochetta antipatica e fatua. Pian piano Templeton si accorge che lei non era per nulla come l'aveva ricordata, probabilmente idealizzandola oltremodo: è una sciacquetta odiosa che vuole solo ballare e godersi la vita e che lo deride per quanto è vecchio mentre lei è giovane e bella.
Riparte la musica e Laura si mette a ballare dimenando le braccia come si faceva negli anni Venti, con un collanone di perle che Templeton rompe cercando di trattenerla. Lei lo caccia e lui se ne va mettendo distrattamente i figli che lei sventolava in tasca. E man mano che lui si allontana si spengono le luci e tacciono i musicisti, come se se ne fosse andato il sole, la ragione di vita, come se questi pupazzetti del carillon a molla avessero esaurito la carica e si fermassero per sempre. Su di loro cala il sipario, il protagonista è Templeton.
Il quale, furioso, torna a teatro. Apre la porta e vede il regista antipatico che litiga con qualcuno. Non si sa come è tornato nel presente. Mette una mano in tasca e ne tira fuori i fogli. Li legge, e sono le frasi che la moglie e l'amico gli hanno appena detto. Una per una, elencate di seguito con le azioni messe tra parentesi. Insomma, una sceneggiatura. Che lei e l'amico hanno appena recitato per lui. Loro volevano che Templeton tornasse nel suo tempo, non che restasse tra le ombre del passato. E l'unica era recitare la parte delle persone sgradevoli e bastarde, disgustarlo perché scappasse. Templeton capisce la lezione e capisce che deve vivere il proprio tempo appieno, fregandosene delle nostalgie. Affronta e doma il regista ed è pronto per le prove del nuovo spettacolo.
Sceneggiatura perfetta e intelligente, ottima ricostruzione d'epoca di uno speak-easy e, oltre alla chicca di Pollack, la finezza di scegliere come protagonista Brian Aherne, divo del cinema muto e probabilmente davvero nostalgico del passato come Templeton.
 

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Cul come cultura
(rubrica che innalza clamorosamente il livello del blog)

Quando ogni tanto alzo gli occhi dalla catena di montaggio (morbida, morbidissima, un operaio della Fiat mi menerebbe a sentire questo paragone) cui sono costretto, casa lavoro casa lavoro, e guardo lo sfacelo di casa mia, mi viene una stretta al cuore. E così ogni tanto mi metto a spostare un montarozzo di libri da una parte all'altra, a tentare di mettere cd e dvd secondo un ordine logico, a buttare via scartoffie, senza che poi cambi nulla. E così facendo, come in ogni buona miniera, emergono pepite. Una è questo libretto scritto da Paolo Villaggio nel suo periodo migliore, quello degli anni Settanta, quando fece così tante cose mostruosamente divertenti da farsi tuttora perdonare i successivi trent'anni di orrore.
libroQuesto libretto è del mio anno di nascita, ma ricordo di averlo comprato una ventina di anni fa quando nel mio paese arrivò una fiera del libro, che era un tendone carico di terrificanti fondi di magazzino e versioni tascabili di grandi classici. Di questo c'era una pila così e ricordo che andò a ruba anche solo per il nome dell'autore: il bolso Villaggio di allora bastava ancora a far molto ridere i ragazzini di provincia che eravamo. Secondo me, perdipiù, questo libro è stato scritto o co-scritto da Umberto Eco. Non scherzo. Anzitutto è di Bompiani, per cui Eco ha sempre scritto. Secondo, ecco un pezzetto della prefazione anonima:
“Paolo Villaggio propone in questo libro una serie di parole usate, sinora, soltanto dai compilatori di enciclopedie dell’Università di Tubinga, e propone al lettore quattro o più soluzioni per ciascuna voce. Toccherà all’astuto lettore di identificare la soluzione giusta, che l’Autore non dà – anzitutto per innata perfidia, in secondo luogo perché a chiunque sarà facile trovarla consultando direttamente a casa propria brevi e compendiosi manuali quali l’Enciclopedia Britannica, il Kindler Lexicon, il Dizionario della Crusca, le poche centinaia di volumi in quarto della Patrologia Latina dell’Abate Migne, e specialmente il Mundus Subterraneus e il Mysterium Aegyptiacum di Padre Athanasius Kircher, facilmente reperibili da qualsiasi buon antiquario di Amsterdam”. Se la chiusura non è di Eco, di chi è?
Sono gag così buone che alcune Villaggio le ha riciclate nei suoi film, successivamente. Per farvi una cultura, e anche perchè fa sempre molto ridere, per come scherza sull'analfabetismo di ritorno, sui falsi colti che sparano solenni minchiate per darsi un tono e sulle assonanze e le allitterazioni, da oggi e ogni giovedì un paio di quiz del maestro. Provate a dare voi le risposte, oppure a inventarne di nuove.

PROUST
- Curiosa interiezione usata dai contadini della Vandea durante i pasti prima di vuotare un buon bicchier di vino o quando uno dei commensali starnutisce ripetutamente. "Proust!"
- Nome del purosangue del principe di Galles vincitore del Gran premio dell'Arco di Trionfo nel 1933, 34, 35.
- Termine americano usato nel linguaggio economico internazionale per indicare coalizione di imprese. Notissimo il "proust" dell'acciaio.
- Celebre scrittore francese sofferente di asma.

CASSOLA
- Gustosissimo piatto della cucina milanese a base di verze e carni scelte di maiale. "A cassola…"
- Strumento di lavoro dei muratori.
- Scrittore italiano contemporaneo.
- Vincitore in volata della Parigi-Roubaix del 1951. 1° Cassola, 2° Magni, 3° Van Stenbergen

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Pietre miliari
(rubrica di frasi che devono restarci dentro)

Cosa ho imparato nei primi mesi da Primo ministro inglese? Che se la regina ti invita a un party bisogna dire sì, se ti invita Berlusconi bisogna dire no".

(David Cameron, primo ministro inglese)

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La vie en merde

È lunedì: affrontiamo una nuova settimana con un po' di amarezze della vita e figuracce assortite dal sito  www.viedemerde.fr

- Nella farmacia in cui lavoro arriva un cliente e mi chiede dei preservativi. Ne abbiamo di due o tre taglie diverse, e gli chiedo la misura. Lui fa: "Così" e mette sul bancone una zucchina.
- Mia nonna per farmi cosa gradita ha messo un annuncio nella bacheca del negozio di alimentari del nostro paesino per trovarmi un ragazzo.
- Faccio scuola di infermieri, tra gli esercizi di igiene ce n'è uno per cui dobbiamo pulirci le mani con la fluorescina, una sostanza che reagisce al buio. Tre o quattro lavate di mani dovrebbero bastare a levarla. Invece è da due settimane che in discoteca faccio tendenza.
- Sono mamma da cinque mesi. Ho preso l'abitudine di mettere un dito nella minestrina del mio bimbo per assaggiarla prima di dargliela. Un riflesso condizionato che mi è venuto anche dopo avergli cambiato il pannolino…
- Mio primo tuffo in parapendio ai Caraibi. Sul volantino di reclame mi dicevano che avrei visto dall'alto i campi di cannza da zucchero, la laguna e le tartarughe… Non dicevano che avrei visto anche un tipo che mi forzava la macchina e me la rubava.
- Mio nonno mi ha finalmente spiegato come nascono i bambini: li porta la cicogna. Ho 19 anni.
- Sono in piena azione sessuale con mia moglie. Sento qualcuno che bussa. Mi volto e da sotto la porta entra un foglio. Un messaggio di mio figlio di 12 anni: "Smettetela di fare chiasso, sto studiando. Ps: papà, sei tu che urli come una bestia?".
- Faccio pratica di medicina in ospedale. Dopo un mese mi hanno finalmente fatto constatatre un decesso: del pesce rosso alla reception.
- Il micio mi dormiva sulle ginocchia. Arriva il mio ragazzo e urla Buh per farmi sussultare. Io non mi spavento, il gatto sì e scappa. Aveva la diarrea e ne ha fatto una scarica su me e il tappeto.
- L'autobus era talmente affollato che un ragazzino davanti a me mi si è appiccicato addosso. Era più basso di me, il viso era all'altezza dei seni. Ne ha approfittato per strusciarsi e dare anche due morsetti.
- Oggi incontro una ragazza conosciuta in chat. Aspetto un'ora, niente, non si vede. penso a un bidone. Il tempo di tornare a casa e mi arriva un suo sms di ringraziamento per la bella serata. Un altro si era fatto passare per me.
- Il mio ragazzo mi presenta alla famiglia. Suo padre mi saluta così: "Oh, finalmente so che faccia c'è sopra quelle tette che ho visto sul computer di casa".
- Il mio oroscopo di oggi: "Complimenti, i vostri sogni notturni si realizzeranno. " Quindi il mio capo mi taglierà una mano con una sega elettrica.
- Sul treno faccio per cedere il posto a una signora, la quale però si arrabbia per aver insinuato che è vecchia. Cinque minuti dopo torna: "Ehm,. in effetti il treno è pieno…"

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Ai confini della realtà
(fantascientifica rubrica revisionista del più bel telefilm di tutti i tempi)

2latenessEpisodio 44. L'ora tarda (The lateness of the hour)
Trasmesso il 2 dicembre 1960. In Italia il 2 novembre 2003

Il bello della Twilight zone è la capacità di cogliere lo zeitgeist, o se preferite in francese l'air du temps, anche in modo ovviamente casualissimo o magari addirittura forzato da noi, come quelle parole crociate della Settimana enigmistica in cui vi mancano tre lettere per finire lo scherma e le inserite a casaccio sperando che nessuno veda (non dite che non l'avete fatto). Insomma, nel 1960 Gino Paoli cava fuori una delle sue canzoni più belle, perchè canzonetta come forma, ma più che d'autore come sostanza: Sassi. "Ogni parola che noi diciamo è stata detta mille volte, ogni attimop che noi viviamo è stato vissuto mille volte". Verso la fine dello stesso anno ecco l'episodio numero 44 del telefilm, che affronta esattamente la stessa tematica.
Jana è una giovane donna, irrequieta figlia del dottor Loren e di sua moglie. Coppia un po' anziana, ma agiata: casa elegante, ricca di libri e mobili antichi e di servitù zelantissima. Perchè sono tutti robot, costruiti da Loren con perfette fattezze umane. Sono scrupolosi, rapidissimi a intervenire, fanno anche degli ottimi massaggi cervicali. Ma sono robot. In ogni situazione la frase che dicono è la stessa, sono freddi, senza emozioni, nè gioie, nè dolori. E sono una perfetta metafora della vita di Jana, che in fondo vuole solo vivere la propria vita di ragazza. Non fa vita sociale, neanche un ristorante, non vede nessuno mai, solo quella sequela di macchine anche se sembrano esseri umani. "Nel ventesimo secolo l'isolamento è una virtù", dice il padre.
Ma Jana non ci sta più e minaccia di andarsene di casa se il padre non disattiva quei robot e inizia a far vivere alla famiglia una vita vera, umana, imperfetta, ma sincera. Loren accetta a malincuore. La figlia è entusiasta, si getta tra le braccia della madre e grida: "Finalmente avremo una vita normale. Daremo delle feste, troverò un marito e avrete tanti nipotini". Ma a questo dettaglio i genitori fanno una smorfia e tacciono. Jana ha un improvviso trac e inizia a domandargli cosa c'è che non va, cosa gli anscondono- Poi secondo trac, estrae un album di foto di famiglia e cerca delle sue foto da bambina. Non ci sono. Il papà cerca di illuderla: "Sei nostra figlia, sai che sei nostra figlia, ti ricordi tutto della tua infanzia. Non importa cosa sei, sei nostra figlia!". Ma i ricordi sono stati messi nei circuiti di Jana, così come l'idea del dolore e quella dell'amore: "Non sono una persona, sono una cosa", dice in lacrime. La moglie chiede al marito di intervenire, "ora sarà tutto diverso" e per degli abitudinari del genere sarebbe la tragedia peggiore. Dopo un rapido pensiero di disattivarla, Loren ha un'altra idea.
Scena finale. I coniugi Loren sono in salotto. La signora è seduta in poltrona, come nella scena iniziale, e come nella scena iniziale una cameriera le massaggia delicata la cervicale. SI allarga l'inquadratura: la caneriera è Jena.
Episodio divertente, tutto sommato. Con un dettaglio tecnico: è stato girato non su pellicole da 35 millimetri, come al solito, ma su nastro, per contenere i costi. Perdendo però in qaulità dell'immagine, molto più piatta e meno nitida, e oltretutto non si poteva girare in esterni. La vera curiosità è che su nastro sono girati gli sceneggiati Rai dell'epoca. Insomma, sembra di vedere I fratelli Karamazov o I promessi sposi.

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Screditato

Sono strani giorni, bigi come questo cielo che davvero sembra pieno delle polveri che ci obbligano a inalare in questa città di M. Sono pieno di dolorini un po' da vecchietto, tipo l'orecchio destro che ogni tanto ha delle fitte, il mal di testa ma in punti ben precisi, più da botta che da emicrania, la spalla sinistra che ogni tanto pare abbia un coltello dentro. L'orecchio può essere una ricaduta dell'otite, di certo so il problema della spalla: qualche giorno fa sono scivolato su una scala di legno a casa di un amico, ero scalzo e me la sono fatta tutta di osso sacro sbattendo anche la spalla. La scena è stata questa: l'amico padrone di casa che mi dice "Oh, occhio a non scivolare" e io che rispondo. "Certo, per chi mi hai presooooooooooo", tallone destro che perde attrito e punta verso il basso trascinandosi dietro il mio corpicino. Da allora la bastarda fa male a fasi alterne e se ne frega di Voltaren e cose così, però non è rotta o altro, e spesso va benissimo, ci sollevo anche pesi senza soffrire. La roba più assurda è che tutti questi dolori mi vengono fuori di notte, soprattutto nelle ore del risveglio, tanto per darmi subito il buongiorno e farmi capire che giornata dovrò affrontare. E in effetti il seguito è all'altezza.
Il problema maggiore del momento è però la perdita della carta di credito. Ho fatto un pagamento col bancomat e ho ritirato la ricevuta, ma non la tesserina. Ovviamente me ne sono accorto un'ora dopo e curiosamente la carta era sparita. Non l'ha usata nessuno, di questo sono certo, però ho dovuto fare tutta la trafila di questi casi. Telefonata al numero verde per il blocco, che mi rimanda a un altro centralino, che mi rimanda a un altro centralino. Denuncia di smarrimento ai carabinieri. Capatina in banca, dove mi hanno accolti increduli: ancora? Già, il cambio carta di credito è una specialitè maison, come direbbero in un ristorante francese: o per deterioramento (di cosa le fanno ste tesserine? Carta velina?) o per smarrimento ne faccio fuori più di una all'anno. Il brutto è che fino all'arrivo della nuova mi sento isolato dal mondo, homo tecnologicus alla deriva nel mare magno dell'inesistenza: niente spese al supermarket, niente acquisti su internet, niente benzina. Ok, esistono i contanti, direte, ma mi infastidisce portarmene troppo dietro, poi li perdo. E poi iTunes non li prende. È come se io stesso non avessi credito, presso il mondo, forse per quello la carta si chiama così.
Insomma, si vive alla giornata, anche perché sono sempre un po' sbalestrato, confuso, distratto, smemorato, e la storia della Visa è solo una delle mille minime dimenticanze che inanello. Sarà il clima, sarà che sto invecchiando, sarà l'ennesimo San Valentino vissuto da solo (io la trovo una ricorrenza violentissima, per come sottolinea la tristezza di chi è single), boh. Strani giorni, viviamo strani giorni.

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La vie en merde

È lunedì: affrontiamo una nuova settimana con un po' di amarezze della vita e figuracce assortite dal sito  www.viedemerde.fr

-Sono in ascensore a casa. Al piano -1 sale un uomo enorme, vestito di pelle, un po' losco, con un bulldog. In panico, obbedisco subito quando lui mi dice secco: "Seduto". Ovviamente diceva al cane, e ha avuto una crisi di riso per tutti i 10 piani di ascensore.
- La mia donna, sessuologa, ha convocato 20 persone per fare delle interviste che le servono per uno studio sui problemi di erezione. E ha chiamato anche me.
- Mi metto in fretta una T-shirt nera, sono in ritardo al funerale di un collega morto in un incidente stradale. Solo in chiesa mi rendo conto che sulla maglietta c'è la scritta: "Bere o guidare, devi scegliere".
- Sto guidando un pullmino di ragazzini mi supera. E uno di loro mi fa una smorfia orrenda per deridermi. Allora io gli mostro la lingua e lui abbassa lo sguardo triste. Non era una smorfia, era così di viso lui.
- Per dirmi una cosa romantica, il mio ragazzo ha detto che potrebbe chiudere gli occhi, mettere il dito sul mio viso e fare lo slalom tra i brufoli senza toccarne uno, tanto mi conosce a memoria
- Le mie due ex sono venute da me per convincere la mia ragazza a mollarmi. E l'hanno convinta.
- Arrivo in salotto e vedo mia sorella seduta sul divano con uno sconosciuto. Pensando che sia il suo nuovo ragazzo o un amico, lo saluto baciandolo sulle guance. Appena se ne va, mia sorella mi chiede. "Ti capita spesso di baciare così gli antennisti?"
- Nello stanzino spogliatoio di un negozio di abbigliamento, mentre sto provando un abito, sento un uomo che dalla cabina accanto mi dice che lo sto indossando al contrario. Solo dopo essermi accorta che aveva ragione, aver ringraziato ed essere uscita di lì, mi chiedo come potesse saperlo lui.
- Mia madre mi chiede dove ho preso l'iPod che le avevo regalato l'anno scorso perché ne vuole uno nuovo. Motivo: si era stufata di ascoltare le tre canzoni che avevo caricato come dimostrazione e ne voleva sentire altre.
- Dico al capo che il mio matrimonio sta andando a rotoli perché lavoro troppo. Lui, paterno, mi dice che tutto si aggiusterà e che le cose cambieranno presto. poco dopo ho ricevuto la lettera di licenziamento.
- Mia figlia inizia a leggere correttamente e, alla fine di una pausa pipì all'autogrill, ha letto a voce alta sulla porta delle toilette: "Qui l'ho succhiato a un camionista".
- Viene un tizio a cambiare le gomme al mio garage. Quando vedo come sono conce, gli dico: "Era ora! Vi avesse beccato un pulotto vi avrebbe sbattuto in carcere buttando la chiave". Giunge il momento di pagare e lui mi chiede di mettere tutto sul conto del commissariato cittadino.
- Al supermarket incontro la vecchia balia di mia figlia. Dopo qualche chiacchiera di convenevole, vedo molti pacchi di pannolini nel suo carrello. E mi stupisco che segua ancora bambini. Risposta. "No, sono per me…

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